Scomparsi i “Santi” degli oggetti smarriti

Una indagine archivistica ha permesso di verificare l’attendibilità di una fonte orale che riferiva del culto a San Menna praticato fino alla seconda metà del XIX secolo il giorno 11 novembre nella chiesa Madre di Augusta. La notizia era stata riferita allo scrivente sul finire degli anni Ottanta dal sig. Salvatore Glaciale che per decenni, sin dai primi anni Trenta del Novecento, era il sagrista della chiesa Madre.

Il rinvenimento di un inventario inedito della chiesa Madre redatto il 29 settembre 1859 ha permesso non solo di attestare la veridicità della fonte ma addirittura di localizzare il culto nella navata sinistra della chiesa. Nell’inventario “degli arnesi ed arredi sacri, suppellettili, giogali ed altro esistenti nella Matrice di questa Città d’Augusta, fatto dal procuratore D. Domenico Tringali, coll’intervento del Vicerettore, e Provicario Sacerdote D. Giuseppe Garay” si legge infatti che nell’altare di S. Lucia con S. Emidio e la SS. Trinità vi è un quadretto di San Menna con sua cornice.

San Menna era un soldato di origine egiziana vissuto nei primi secoli del cristianesimo che combatteva per l’esercito romano. Durante le persecuzione cristiane ad opera di Diocleziano, Menna lasciò l’abito militare e si dedicò alla predicazione vivendo da eremita. Il suo culto conobbe nei primi secoli uno sviluppo immenso in tutto l’Oriente e la sua tomba, a nove miglia da Alessandria, attirava grandi folle di pellegrini che, per assicurarsi la protezione e i favori del martire egiziano, si portavano via gocce dell’olio arso nelle lampade presso la sua tomba. Si narra poi che le sue reliquie furono portate in Egitto, secondo la volontà   espressa dallo stesso Menna in punto di morte, ma non siamo certi sul modo in cui vi sarebbero effettivamente state traslate.

Il Santo ha il patronato sui pellegrini e mercanti e viene invocato anche per rinvenire gli oggetti smarriti.

Nonostante il rinvenimento della documentazione attestante il culto del Santo, nulla ci è dato sapere circa l’origine e le motivazioni che indussero i nostri predecessori ad introdurre anche in Augusta questa devozione, né tantomeno conosciamo le motivazioni circa la rimozione del quadro dall’altare della Matrice. Possiamo tuttavia supporre che l’eliminazione del quadro abbia comunque creato un vuoto nei fedeli tanto che il culto di S. Menna fu sostituito a distanza di poco tempo con quello di S. Espedito, anche lui militare e soprattutto anche lui invocato per il rinvenimento degli oggetti smarriti.

Oggi, purtroppo, non è rimasta alcuna testimonianza di queste due devozioni. Scomparso il quadro di S. Menna, anche il simulacro in cartapesta di S. Espedito, temporaneamente trasferito nel Convento di San Domenico, è andato perduto.

Giuseppe Carrabino

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