IL DOLORE DI MARIA NELL’ANONIMO STABAT MATER DI AUGUSTA

 

E’ uno dei momenti tanto attesi delle celebrazioni pasquali di Augusta. Si tratta del canto dello Stabat Mater che la tradizione vuole musicato da anonimo compositore locale del XVIII secolo su testo attribuito a Jacopone da Todi.

Questo suggestivo canto è una delle più belle meditazioni sul tema del dolore di Maria per la crocifissione e la Passione di Cristo.

Il canto viene eseguito nella chiesa di S. Francesco di Paola nei Vespri del giovedì antecedente la domenica delle Palme e il giorno seguente, venerdì della settimana di passione, nel giorno in cui la chiesa celebrava (prima della riforma liturgica del 1969) la festa della “Madonna dei sette dolori”. Il canto viene successivamente riproposto la sera del Giovedì Santo nella chiesa di S. Giuseppe a cura dell’omonima confraternita dei “mastri” dinanzi al simulacro del Cristo morto.

Lo Stabat Mater o più semplicemente Stabat (come viene indicato da noi augustani) è un canto che ha ispirato i più grandi compositori di tutti i tempi. In questa circostanza vogliamo anche rammentare il celebre Stabat Mater del nostro concittadino Barone Emanuele Rincon D’Astorga (Augusta 20 marzo 1680Madrid, 1757) composto nel 1707 e diffuso ancora ai nostri giorni dalle più prestigiose case discografiche.

 

STABAT MATER

Stabat Mater dolorósa

iuxta crucem lacrimósa,

dum pendébat Fílius.

Cuius ánimam geméntem,

contristátam et doléntem

pertransívit gládius.

O quam tristis et afflícta

fuit illa benedícta

Mater Unigéniti !

Quae moerébat et dolébat,

pia mater, cum vidébat

nati poenas íncliti.

Quis est homo, qui non fleret,

Christi Matrem si vidéret

in tanto supplício?

Quis non posset contristári,

piam Matrem contemplári

doléntem cum Filio ?

Pro peccátis suae gentis

vidit Jesum in torméntis

et flagéllis subditum.


Vidit suum dulcem natum

moriéntem desolátum,

dum emísit spíritum.


Eia, mater, fons amóris,

me sentíre vim dolóris

fac, ut tecum lúgeam.


Fac, ut árdeat cor meum

in amándo Christum Deum,

ut sibi compláceam.


Sancta Mater, istud agas,

crucifíxi fige plagas

cordi meo válide.

Tui Nati vulneráti,

tam dignáti pro me pati,

poenas mecum dívide.

Fac me vere tecum flere,

Crucifíxo condolére

donec ego víxero.

Iuxta crucem tecum stare,

te libenter sociáre

in planctu desídero.

Virgo vírginum praeclára,

mihi iam non sis amára,

fac me tecum plángere.


Fac, ut portem Christi mortem,

passiónis fac me sortem

et plagas recólere.


Fac me plagis vulnerári,

cruce hac inebriári

et cruóre Fílii.

Flammis ne urar ne succénsus,

per te, Virgo, sim defénsus

in die iudícii.

Fac me cruce custodíri

morte Christi praemuníri,

confovéri grátia.

Quando corpus moriétur,

fac, ut ánimae donétur

paradísi glória. Amen.

 

 

 

 

 

La Madre addolorata stava

in lacrime presso la Croce

su cui pendeva il Figlio.

E il suo animo gemente,

contristato e dolente

una spada trafiggeva.

Oh, quanto triste e afflitta

fu la benedetta

Madre dell’Unigenito!

Come si rattristava e si doleva

la pia Madre

vedendo le pene dell’inclito Figlio!

Chi non piangerebbe

al vedere la Madre di Cristo

in tanto supplizio?

Chi non si rattristerebbe

al contemplare la pia Madre

dolente accanto al Figlio ?

A causa dei peccati del suo popolo

Ella vide Gesù nei tormenti,

sottoposto ai flagelli.

Vide il suo dolce Figlio

che moriva, abbandonato da tutti,

mentre esalava lo spirito.

Oh, Madre, fonte d’amore,

fammi forza nel dolore

perché possa piangere con te.

Fa’ che il mio cuore arda

nell’amare Cristo Dio

per fare cosa a lui gradita.

Santa Madre, fai questo:

imprimi le piaghe del tuo Figlio crocifisso

fortemente nel mio cuore.

Del tuo figlio ferito

che si è degnato di patire per me,

dividi con me le pene.

Fammi piangere intensamente con te,

condividendo il dolore del Crocifisso,

finché io vivrò.

Accanto alla Croce desidero stare con te,

in tua compagnia,

nel compianto.

O Vergine gloriosa fra le vergini

non essere aspra con me,

fammi piangere con te.

Fa’ che io porti la morte di Cristo,

avere parte alla sua passione

e ricordarmi delle sue piaghe.

Fa’ che sia ferito delle sue ferite,

che mi inebri con la Croce

e del sangue del tuo Figlio.

Che io non sia bruciato dalle fiamme,

che io sia, o Vergine, da te difeso

nel giorno del giudizio.

Fa’ che io sia protetto dalla Croce,

che io sia fortificato dalla morte di Cristo,

consolato dalla grazia.

E quando il mio corpo morirà

fa’ che all’anima sia data

la gloria del Paradiso. Amen.

 

 

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2 risposte a IL DOLORE DI MARIA NELL’ANONIMO STABAT MATER DI AUGUSTA

  1. Mauro ha detto:

    BELL’ARTICOLO,SENZA DUBBIO!UN PICCOLO CONSIGLIO:IO METTEREI SOLO LE STROFE CHE FANNO PARTE DELLO "STABAT" AUGUSTANO INVECE DELL’INTERO COMPONIMENTO E FAREI ANCHE UNA DISTINZIONE TRA PARTE SOLISTA E CORO.GRAZIE PER L’ATTENZIONESALUTI MAURO

  2. giuseppe ha detto:

    Carissimo Mauro, sei stato molto attento e questo mi fa veramente piacere. Non ti nascondo che prima di pubblicare l’intervento ho riflettuto se era opportuno inserire il testo ridotto (anonimo Stabat Mater augustano) o tutto il testo attribuito a Iacopone da Todi usato dal D’Astorga per la sua opera. In questo intervento ho preferito così, per il prossimo appuntamento userò il testo tradizionale. Grazie comunque del commento che è sempre gradito.

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