IL GIOVEDI’ SANTO E LA LUNGA NOTTE DI AUGUSTA

 

Urna del S. Sepolcro o Repositorio della chiesa di S.Domenico

 

 

 

 

La liturgia della Chiesa prevede il Giovedì Santo la celebrazione della S. Messa in Cena Domini che rammenta l’istituzione dell’Eucarestia e del sacerdozio. Terminata la liturgia, al canto del Pange linguae, il SS. Sacramento viene portato processionalmente e deposto in un’urna circondata da luci e fiori. Da quel momento “si aprono i sepolcri”.

Per tutta la serata è tradizione visitare le chiese dove è esposta l’eucarestia, che nel linguaggio popolare è detta, appunto, “visita ai Sepolcri". Il peregrinare di chiesa in chiesa è uno dei momenti di grande partecipazione per i fedeli di Augusta. Le strade del centro storico sono particolarmente animate, anche se la visita alla chiese si compie in religioso silenzio e nella contemplazione davanti al mistero dell’eucarestia.

L’altare principale è addobbato con i fiori bianchi portati dai fedeli, ma in ogni “sepolcro” che si rispetti non manca mai il “piatto” con “u laureddu”.

Ma veniamo al termine “visita ai Sepolcri”.

Il Giovedì Santo è il giorno più solenne nel calendario della chiesa. Il sacerdote indossa i paramenti bianchi della festa e l’altare è ricco di fiori. L’eucarestia, diversamente dalla solennità del Corpus Domini viene riposta nell’urna appositamente predisposta sull’altare. Si tratta di un’urna pregevole, frutto delle abili mani dei maestri artigiani del legno, dove l’arte della scultura e ulteriormente evidenziata dalle dorature a foglia oro degli artisti battiloro che in Augusta hanno avuto una significativa presenza.

In ogni chiesa del centro storico si custodiscono questi tabernacoli “provvisori” dell’eucarestia o più propriamente “repositori” che nel linguaggio del popolo sono dette “urne del S. Sepolcro”. Ma per quale motivo la denominazione di “urna del S. Sepolcro” nel giorno in cui la chiesa ricorda l’istituzione dell’eucarestia ? L‘errore sta sicuramente nel fatto che l’urna rammentava al popolo la cassa che custodisce il corpo dell’estinto, anche se la forma e le ridotte dimensioni avrebbero già potuto smentire tale impropria denominazione.

Il peregrinare nelle chiese continua fino a tarda notte. Poi, mentre il Cristo si è ritirato nell’Orto del Getsmani, Maria, la Vergine Addolorata è alla ricerca del Figlio. Il lamento di Maria si ode in ogni angolo della città e del territorio di Augusta attraverso le struggenti note della tromba e del tamburo suonate da Gaetano Galofaro e Emanuele Di Grande. La visita all’Eucarestia nella chiese della città non è ancora completa. Poco prima dell’alba è il turno della confraternita di S. Giuseppe che con il simulacro del Cristo deposto dalla croce entra in ogni chiesa per “togliere” il sepolcro. Da quel momento ha inizio la preparazione del rito del Venerdì Santo. La Passione raggiunge il momento culminante, Cristo muore in croce.

 

Giuseppe Carrabino

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