IL TRIONFO DELLA CARNE NUOVA

 
 

Ad Augusta, caso forse unico in Sicilia, la giornata del Venerdì Santo è caratterizzata da due processioni del Cristo morto. Quella mattutina vede i confrati recarsi in visita nelle chiese dove la sera precedente è stata esposta l’eucarestia per il cosiddetto “sepolcro”. Nel pomeriggio, dopo la cerimonia detta “a scisa a cruci” che si svolge in piazza delle Grazie, ha inizio l’altro momento rituale con il simulacro del Cristo che deposto dalla Croce viene adagiato nell’urna per la processione che attraversa le principali vie del centro storico.

In via Xifonia angolo via Xiacche avviene l’incontro del Cristo con la Madre. Il simulacro dell’Addolorata, uscito anzitempo dalla chiesa di S. Francesco di Paola è una delle immagini particolarmente venerate nella settimana santa di Augusta.

I due simulacri attraversano le strade del centro storico tra due ali immense di folla, mentre la banda musicale esegue le marce funebri che la tradizione vuole intonate in luoghi ben determinati dello spazio urbano.

La mestizia della lunga giornata è caratterizzata dal contrasto di luci e addobbi delle vetrine dei negozi. Un apparente contrasto che in realtà è espressione di un’atavica realtà. Anticamente, infatti, era tradizione confezionare le scarpe nuove per la Pasqua e l’abito per la festa del patrono S. Domenico. Erano momenti di miseria pur vissuti nel pieno affidamento alla volontà della Provvidenza.

Tra le luci e gli addobbi delle vetrine spiccano in maniera particolare quelle delle macellerie dove è esposta la “carne nuova” che sarà consumata nel pranzo pasquale. Fiori freschi adornano le varie qualità di carne messe in mostra per la benedizione del sacro corteo. Nella tradizione locale, la processione serale ha proprio questa finalità, quella della tacita benedizione segnata dal passaggio del Cristo morto davanti alle macellerie ubicate nel percorso. 

E’ una consuetudine che andrebbe rivalutata non tanto nella coreografia ma nel significato che il nostro popolo attribuiva. Dopo quaranta giorni di astinenza dalle carni, era lo stesso Cristo immolato a benedire la carne che serviva per fare festa, festa per la risurrezione e il ritorno alla vita della comunità rinnovata nello spirito e nella fede.

La prima domenica dopo Pasqua era un giorno specificatamente destinato ai macellai riuniti nell’antico ceto dei “beccai”. In quella circostanza era loro prerogativa celebrare la festa della Madonna del Soccorso nella cui chiesa avevano sede.

 

Giuseppe Carrabino

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