L’ANTICO RITO “A’ STRASCINATA E’ CURI

 
  1998
 

In due occasioni ho avuto modo di esporre una rara veste canonicale di eccezionale interesse storico. La prima volta nel lontano 1998 presso l’Oratorio del Carmine nell’ambito di una mostra di antichi arredi provenienti dalle chiese del centro storico, una seconda volta nel 2003 nella chiesa delle Anime Sante durante la cerimonia di apertura delle celebrazioni pasquali.

Si tratta della tanto agognata “cappa magna” che i canonici della Collegiata indossavano il Venerdì Santo e nelle principali festività della chiesa. Con l’abolizione del rito, la “cappa” è stata relegata e, in molti casi, dispersa. L’ultimo reperto giunto sino ai nostri giorni potrebbe essere destinato a rinnovare la memoria di un rito attraverso l’esposizione museale e la fruizione della collettività.

Ma cos’era questa “cappa magna” ?

Era una veste con largo cappuccio e una lunga coda violacea corredata da una mozzetta confezionata con ermellino.

La cappa veniva indossata per la liturgia del Venerdì Santo. Nella tarda mattinata, al termine della processione del Cristo morto a cura della confraternita di S. Giuseppe, il popolo si riversava in chiesa Madre per assistere alla funzione dell’Adorazione della Croce. Alla liturgia era presente il capitolo canonicale della Collegiata. Ogni canonico teneva avvolta al braccio sinistro la cappa magna e prendeva posto nello stallo del coro.

 

  1998

 

La solennità del rito raggiungeva il culmine per il rito del bacio della Croce appositamente posizionata ai piedi dell’altare maggiore. 

I canonici si alzavano dai propri stalli del coro, quindi, una alla volta si avviavano per la navata sinistra all’ingresso principale. Giunti in fondo alla chiesa provvedevano a “sciogliere la coda”, da qui la denominazione di “strascinata ‘e curi”. Il popolo era estasiato da tanta solennità. Il canonico – con fare ieratico – incedeva a lentissimi passi verso la Santa Croce genuflettendosi per tre volte nella navata centrale.

Non appena compiva il “bacio” della croce, dal fondo della chiesa l’altro canonico ripeteva lo stesso rituale.

Uno dopo l’altro, tutti i canonici compivano questo atto di riverenza al Cristo crocifisso nel giorno in cui la chiesa ricorda la memoria della passione.

“Il reperto che abbiamo esposto alla fruizione della cittadinanza, è l’ultimo esistente in Augusta. Appartenne al canonico Francesco Nizza, parroco della chiesa Madre e, prima di lui, allo zio Francesco, già parroco di S. Sebastiano. Effettivamente, nella tradizione ecclesiale, la cappa era un regalo fatto dai familiari o dai fedeli o si tramandava da un canonico all’altro. Veniva custodita gelosamente e con grande venerazione dai familiari o da qualche monaca. Costituiva addirittura un bene dotale. La cappa custodita in Augusta è stata affidata allo scrivente dal barbiere Franco Bellistri con una specifica destinazione museale locale. L’auspicio è che anche in Augusta possa finalmente concretizzarsi l’istituzione di un museo di moderna concezione dove possano trovare idonea collocazione le testimonianze della nostra eredità culturale”.

 

Giuseppe Carrabino

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in tradizioni. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...