Misteri e segreti nel monogramma mariano della chiesa dei Bianchi

 
 
 

La chiave di volta della chiesa delle Anime Sante, dedicata al culto di S. Nicola, è costituita da un monoblocco in pietra calcare sui cui è scolpita l’immagine delle anime condannate al supplizio per l’espiazione dei propri peccati. Si tratta verosimilmente di una rappresentazione iconografica del culto preminente praticato in questa chiesa, che dagli augustani è luogo di preghiera per i defunti.  Le stesse pale d’altare che costituiscono il corredo pittorico della chiesa, raffigurano il tema della morte e del suffragio. Sull’altare maggiore domina la pala centinata raffigurante S. Nicola di Bari, la Madonna del Suffragio e le Anime dei defunti; un’altra pala raffigura S. Gregorio che fu il promulgatore delle celebrazioni in suffragio per i defunti.

L’interno di questa chiesa, anche se povero artisticamente, presenta significativi elementi architettonici che ne farebbero un luogo di segreti e misteri.

Il mistero si celerebbe immediatamente nel numero delle colonne addossate alle pareti: quattro per ogni altare per un numero di tre e un totale di dodici. In passato è stato ipotizzato che questa chiesa sia stata edificata proprio dai maestri muratori e, in quanto sede dell’Arciconfraternita dei Bianchi, poteva in realtà essere luogo di incontro della Loggia massonica locale.

Tale congettura troverebbe la risposta proprio dal monogramma della chiave di volta. Oltre all’immagine delle anime purganti si nota la presenza di un cuore trafitto (il dolore di Maria ?) e il monogramma mariano. Il mistero si celerebbe proprio nel monogramma costituito dalle lettere “A” e “M” che in realtà altro non sono che la squadra e il compasso, simbolo per eccellenza della massoneria. Altro esemplare, molto simile, è incastonato nel muro esterno di una vecchia abitazione di via Xifonia. 

La presenza del simbolo massonico nel prospetto di una chiesa non è una novità. Molti edifici sacri presentano emblemi che si rifanno a tale dottrina esoterica, alcuni sono inglobati nei prospetti, come nel caso della chiesa di S. Cristoforo a Perugia, altre nella disposizione dei simulacri, come la grande “M” della chiesa di Rennes – Le Chateau, conosciuta come la chiesa del GRAAL.

L‘analisi dell’impianto architettonico e le indagini archivistiche potrebbero far luce sulla vera committenza della chiesa dei Bianchi di Augusta.

 

Giuseppe Carrabino

 

L’articolo è stato pubblicato su  http://www.touring.insw.net/augusta/ dove si rimanda il lettore per ulteriori argomenti attinenti la storia e i monumenti della città

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