L’incresciosa vicenda del Santuario Maria SS. Adonai di Brucoli

 

Abbiamo ricevuto alcune note, lettere e comunicati di Don Palmiro Prisutto inerenti l’incresciosa situazione venutasi a creare con il pseudo restauro del Santuario Maria SS. Adonai di Brucoli. Le sue continue richieste di controllo dei lavori in corso d’opera non sortirono alcun effetto. I risultati non sono purtroppo sotto gli occhi di tutti in quanto nonostante la chiusura del cantiere, il Santuario è inaccessibile NON SOLO AI FEDELI MA FINANCHE ALLO STESSO RETTORE in quanto la ditta ha sostituito i lucchetti dei cancelli.

Pubblichiamo una lettera di Don Prisutto alla Sovrintendenza di Siracusa per chiedere il sopralluogo e la verifica dei lavori eseguiti "a regola d’arte" nel più antico Santuario mariano di Sicilia.

 

Dipinto del 1815 raffigurante S. Agatone che impartisce il sacramento dell’Ordine ad Alessandro detto Neofito all’interno del Santuario dell’Adonai.

La tela, contenente le "memorie cronologiche relative al Santuario, è stata rubata un ventennio orsono.

 

 

 

 

Alla Sovrintendenza ai Beni culturali e ambientali di Siracusa:

In data 4 dicembre 2008 dal Dipartimento della Protezione civile di Siracusa veniva inviato un fax alla Curia Arcivescovile di Siracusa in cui si dava per imminente la riconsegna del Santuario denominato Maria SS.ma Mater Adonai di Brucoli.

Nel fax si affermava che i lavori erano stati eseguiti a “regola d’arte” e che si era proceduto anche al collaudo degli impianti idrici ed elettrici.

I lavori di restauro erano stati annunciati ufficiosamente come finiti nel mese di maggio 2008 tanto che mi veniva chiesto di stipulare il contratto definitivo con l’Enel (10 Kw trifase a fronte dei 6 Kw monofase precedenti). L’allaccio alla rete elettrica avrebbe consentito all’impresa di fare il collaudo degli impianti idrici ed elettrico per la consegna.

Il sottoscritto nella qualità di Rettore e di legale rappresentante del Santuario inoltrava all’Enel la richiesta ma l’Enel si rifiutava di fornire l’energia elettrica a causa della morosità dell’impresa appaltatrice (GSG SRL di Agrigento).

Poiché il RUP e il titolare dell’impresa facevano capire che il santuario sarebbe stato riconsegnato subito dopo il collaudo, fornivo  all’impresa la possibilità di poter effettuare il collaudo addossandomi l’onere di una fornitura straordinaria per la quale ho sborsato la somma di quasi cinquecento euro. Contestualmente all’allaccio alla rete elettrica ho inviato all’impresa GSG un telegramma in cui la informavo dell’attivazione della fornitura, ma questa non si è presentata facendo scadere anche il termine della fornitura provvisoria pagata quindi a vuoto.

Nel frattempo andava a buon fine il contratto di fornitura elettrica definitiva a carico del Santuario.

Il sottoscritto fino al presente sta pagando l’energia elettrica senza usufruirne. Poiché il Santuario nel corso dei lavori ha subito dei furti mi sono premurato anche di sottoscrivere un contratto con una società privata di vigilanza, poiché il Santuario era totalmente abbandonato dall’impresa, anche se ancora veniva considerato “cantiere”.

Il sottoscritto che ha seguito i lavori con cadenza “quotidiana” aveva fatto presente a codesta Sovrintendenza già nel mese di luglio una serie di riserve ed osservazioni sui lavori eseguiti o da completare.

La Sovrintendenza di Siracusa nel mese di settembre 2008 effettuava un sopralluogo in seguito alle osservazioni e alle riserve del sottoscritto accogliendole in parte.

L’impresa, con evidente senso di fastidio, quindi, nel mese di ottobre si vedeva costretta a riprendere e completare alla meno peggio alcuni lavori, lasciando ancora incompleto l’impianto elettrico ed altre cose promettendo di completarle entro breve tempo.

Il sottoscritto ha informato gli operai che erano venuti a lavorare (pernottando in cantiere così come hanno fatto per tutta la durata dei lavori) di evitare sprechi di energia elettrica in quanto questa non era più a carico dell’impresa. Tutta l’energia elettrica consumata ad oggi è stata consumata dalla ditta ma è stata pagata dal sottoscritto.

Nel mese di febbraio 2009 la riconsegna del Santuario non era ancora avvenuta. Un giorno di febbraio senza alcun preavviso  si sono presentati gli operai per “completare” l’impianto elettrico della cucina e del refettorio del Santuario. Non avendo le chiavi della sbarra di accesso e del contatore della luce hanno proceduto a romperne i lucchetti e a fine lavori ne sono stato informato dal capo cantiere che mi ha fatto avere copia delle chiavi. Considerato l’atteggiamento dell’impresa che considera ancora un cantiere il Santuario, nel quale mi impedisce di accedere perfino di prendermi cura delle piante, considero il gesto della rottura dei lucchetti un reato.

A maggior ragione dopo che il sig. Roberto Bruccoleri, titolare della ditta il 6 marzo 2009 ha deciso di negarmi anche l’accesso all’area esterna e al pozzo che serve per dare acqua alla foresteria e al giardino, facendo apporre un nuovo lucchetto ai cancelli.

In data 6 marzo 2009, durante la mattinata sono stato improvvisamente avvisato della riconsegna del Santuario. Erano tutti presenti tranne la Curia, che mi risulta non essere stata avvisata in tempo utile.

In tale data il sottoscritto avrebbe dovuto caricarsi l’onere di accettare il Santuario in condizioni pietose – non con lavori fatti a regola d’arte -.

In previsione di questa riconsegna annunciata avevo già approntato una lista di riserve e di osservazioni di quanto era a mia conoscenza. Per i lavori interni la potrò fare solo quando potrò entrarci e prenderne visione.

A mio parere il Santuario oggi non si presenta “conservato e restaurato” secondo i classici canoni del restauro ma totalmente trasformato e in alcuni casi anche arbitrariamente mutilato.

Ho presentato questa lista all’Ing. Burgo, RUP di questo progetto, suscitando una stizzosa reazione di tutte le controparti: impresa, direzione lavori e dello stesso Rup.

Avendo sommariamente controllato i risultati di questo cosiddetto restauro all’interno, alla richiesta di accettarlo ho risposto di attendere un’altra settimana per parlarne in Curia.

Mi è stato detto che non si poteva aspettare più. La mia risposta è stata: no.

L’ing. Burgo ha replicato: “E allora se ne parlerà dopo il collaudo”.

E subito ha replicato anche il titolare dell’impresa dando ordine di sigillare con nuovi lucchetti i cancelli del Santuario.

Non so se queste risposte siano una sorta di minaccia o l’atteggiamento di chi, trincerandosi dietro lo scudo della burocrazia (il progetto è approvato così citando anche la Sovrintendenza), ha paura delle conseguenze di un lavoro che di “regola d’arte” ha ben poco. Due mesi dopo l’inizio dei lavori avevo scritto alla Regione chiedendo un intervento prima che fosse troppo tardi. Quando (maggio 2008) arrivò l’ispezione della Sovrintendenza scoprivo che l’ispettore non conosceva assolutamente il luogo: cosa avrebbe dovuto valutare?

Per il restauro sono stati spesi, al dire della “controparte” circa due miliardi e trecento milioni delle vecchie lire.

Visti i risultati del restauro, certamente, sorgono forti dubbi sulle capacità e professionalità di chi ha gestito il restauro.

Il sottoscritto in questa situazione (da maggio 2008 a oggi) ha dovuto sostenere circa 2.500 euro di spese senza potere usufruire del Santuario i cui lavori dovevano durare solo 365 giorni. Sono durati invece due anni e tre mesi.  E molte di quelle cose “restaurate” sono già da restaurare ancor prima della riconsegna.

Ritengo doverosissimo un immediato sopralluogo della Sovrintendenza per valutare la liceità e la validità dei lavori.

Distinti saluti.

Brucoli, 01 aprile 2009

Sac. Prisutto Palmiro.

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Una risposta a L’incresciosa vicenda del Santuario Maria SS. Adonai di Brucoli

  1. palmiro ha detto:

    erroneamente è riferito di un sopralluogo della sovrintendenza nel maggio 2008. In realtà è maggio 2007. Quindi ancora più grave.

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