LA FESTA DEL PATROCINIO DEL 24 MAGGIO

 
 
Michele Spinali, La festa del Patrocinio nei secoli
 

L’illustrazione dei dipinti di Michele Spinali continua con la decima tela che raffigura molti riferimenti della festività che Augusta celebra da sempre il 24 maggio in onore di S. Domenico.

E’ probabile – come riferisce P. Matteo Coniglione O.P. – che dei circa trecento frati presenti alla traslazione del corpo del Santo – alcuni dovevano essere siciliani e discepoli del Beato Reginaldo a cui si deve la fondazione del Convento di Augusta. Potrebbe essere questo il motivo per cui Augusta ha da sempre celebrato la festa del 24 maggio, giorno in cui si ricorda la traslazione del corpo di S. Domenico.

“La grande devozione verso S. Domenico che i primi frati diffusero e stabilirono tra i cittadini di Augusta fin dal loro insediamento in detta città, fu tale da rendere, quasi di precetto per Augusta, la festa del 24 maggio, con l’obbligo spirituale ai cittadini di assistere alla messa solenne, astenersi dalle opere servili e partecipare alla processione della  Sacra Immagine”.

Risale al 1643 la prima festa esterna con l’aggiunta di luminarie, fuochi e apparati scenici. In quell’anno, agli atti del Notaio Bartolomeo Ferrante, Augusta elesse S. Domenico Patrono e Tutelare della città. Si deve a fr. Alfio Cuso da Ferla l’istituzione della festa popolare che precedeva di tre giorni la solennità del patrocinio.

In quel periodo si inserisce la realizzazione della macchina processionale “vara” in legno intagliato con volute, decorazione, putti e capitelli. All’interno della macchina veniva posto il venerato simulacro del Santo Patriarca e portato a spalla dai numerosi devoti. Una macchina che in un primo tempo poggiava su due lunghe e robuste travi e, successivamente, posta in un carro munito trainato da buoi.

I buoi erano destinati anche al traino del maestoso “carro trionfale” su cui prendeva posto la banda dei musici e, nella parte sommitale si ergeva la statua equestre del S. Patrono. Di questo grandiosa opera – per certi versi effimera – non è rimasto nulla. Unica testimonianza – purtroppo trafugata nei primi anni ottanta – era un acquerello raffigurante il carro e custodita nella sagrestia della chiesa di S. Domenico. Dalla documentazione archivistica apprendiamo che il 9 maggio  1871 fu deliberata la vendita – da parte del Comune di Augusta – di buona parte “del legname inserviente per la festività di S. Domenico, eccettuato quelle che serve per il carro, archeggiato del Domo e piedistallo di  S. Domenico…ed il prezzo che sarà per ricavarsi investirsi per la costruzione di candelabri da servire anche per la festività anzidetta”. Una delle motivazioni che determinarono l’abolizione del carro trionfale fu la posa dei cavi elettrici. In una lettera del 1897 indirizzata dal Comune alla Sezione dei Telegrafi dello Stato di Messina si chiede infatti la temporanea rimozione dalla via Principe Umberto dei “fili telegrafici che presso questa telegrafia traversano da un lato all’altro la strada predetta. Per diversi anni il transito del carro per le vie principali della città era possibile previa la rimozione dei cavi, poi si convenne l’abolizione e l’alienazione di tutto il necessario per l’allestimento.  

La sfilata del carro trionfale rientrava tra i principali appuntamenti della festa esterna, unitamente alle musiche, alle luminarie e ai fuochi.

Particolarmente coreografica era la solenne processione del 24 maggio con l’intervento di tutti gli ordini monastici, del clero della curia vicariale e militare, delle confraternite con i simulacri dei rispettivi protettori e di tutti i consolati d’arte. Al corteo si associavano il Comandante della Piazzaforte, i Giurati e il Sindaco, a quest’ultimo – ancora ai nostri tempi – è affidata la campana d’argento per indicare i tempi della sosta e ripresa della processione.

Il fercolo era preceduto dal braccio d’argento reliquiario condotto sotto un serico baldacchino e scortato dai chierici. Successivamente, nel XIX secolo, fu introdotta la processione della vigilia del braccio d’argento.

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