IL PATROCINIO DI SAN DOMENICO IN UNA PALA D’ALTARE DELLA CHIESA MADRE

 
 
DESCRIZIONE
L’opera può essere divisa in due parti: quella in alto, piuttosto statica, in cui la figura del santo, che occupa in altezza quasi due terzi dell’intera opera, si staglia solenne sulla città di Augusta, tra nubi dense ed angeli. Egli, inoltre, è raffigurato nell’atto di sorreggere una chiesa con la mano destra a simboleggiare che con la sua predicazione e dei suoi frati, salvò la chiesa dall’eresia, e con l’altra un libro, identificabile con il vangelo di Matteo su cui meditava sempre e un giglio simbolo della sua purezza.
La scena in basso, di contro, particolarmente dinamica, ritrae lo sbarco dei turchi che pare sia avvenuto in questa città la notte del 24 maggio 1594 e la leggenda dell’apparizione miracolosa del Santo che mette in fuga gli invasori. Si può infatti osservare il folto naviglio della mezzaluna, di cui una parte in procinto di approdare per assediare la città, l’altra invece che fugge alla vista del Santo, raffigurato stavolta su un cavallo bianco mentre brandisce una spada.
Numerosi i particolari descritti dall’autore relativamente sia ai personaggi, il santo appunto ma anche i volti degli invasori atterriti, e di quelli ancora ignari di ciò che li aspetta, ma anche agli elementi urbanistici. Tra questi le fortificazioni, come ad esempio sulla sinistra i Forti Garcia e Vittoria, elementi importanti per tentare di stabilire una datazione dell’opera, e come quelle in primo piano dalla difficile identificazione, attribuite da alcune fonti alle mura del Castello svevo da altre alla cinta aragonese. Altri dettagli riportati dall’esecutore dell’opera sono le architetture dell’insediamento urbano tra cui la chiesa di San Domenico e la Chiesa Madre, alcuni campanili, molti dei quali frutto di un’invenzione pittorica e le abitazioni popolari, tutte dalla stessa forma e altezza, caratterizzate dalla tipica alternanza ritmica di porte e finestre.

 

NOTIZIE STORICO-CRITICHE
La tela, di autore ignoto, originariamente era di dimensioni minori, successivamente incrementate con un’aggiunta perimetrale relativa ad un tratto di mare, di cielo e alle fortificazioni in primo piano a destra, che verrà ricoperta durante i recenti interventi di restauro. La datazione della prima mano è incerta anche se secondo lo storico locale Elio Salerno dovrebbe risalire alla seconda metà del XVIII secolo, basandosi sul fatto che la Chiesa Madre nella tela non presenta il prospetto pricipale rivolto ad ovest, così come avvenne fino al terremoto del 1693, bensì ad est, secondo la ricostruzione ultimata circa cinquant’anni dopo il sisma. Assolutamente incerta rimane la datazione del rimaneggiamento. Nella figura del Santo sono state riscontrate notevoli corrispondenze con quella del simulacro custodito fino a poco tempo fa presso la chiesa dedicata allo stesso, come ad esempio la carnagione bruna e la posizione eretta. La rozza fattura e i diversi errori compositivi presenti nell’opera ne escludono indiscutibilmente il valore artistico. Se un valore vi si vuole riscontrare occorre cercarlo nella ricchezza dei dettagli riguardo l’avvenimento storico narrato e nella sua capacità di fornire importanti informazioni storiche ed etnoantropologiche sulla città di Augusta.
NOTA DI RESTAURO (Coordinamento: Rosaria Matarazzo – Esperta Restauratrice)
Il quadro prima del restauro versava in condizioni pessime e presentava dimensioni più ridotte. La tela era stata ampiamente ingrandita, lungo tutto il perimetro, per motivi di adattamento ad una cornice barocca (probabilmente non appartenente al quadro). L’autore del falso aveva adeguato perfettamente le ridipinture all’originale. Il quadro inoltre presentava: allentamenti della tela, ridipinture sparse su tutta la superficie e ampie crettature, dovute allo scollamento della pellicola pittorica dal suo supporto. I vistosi ingiallimenti, erano dovuti all’ossidazione della vernice.
Il restauro, effettuato nel 2000 dal Maestro Giovanni Calvagna, dopo aver eseguito le fasi preliminari (velinatura, foderatura, stiratura, ecc.), è consistito nel rimuovere, dalla riquadratura suddetta, le false ridipinture, riportando la tela ad uno stato grezzo, raccordandola al resto del quadro con la tecnica pittorica del "neutro."

BIBLIOGRAFIA
Salerno Ennio, Augusta nei quadri delle sue chiese , in <>, Augusta 1989
Salerno Elio, Storia e Misteri di una statua , s.l., s.d.

Salerno Elio, La Chiesa Madre di Augusta , in <>, Augusta 1973

Ricerca bibliografica ed eleborazione testi:
Simona Tringali, Giulia Castorina, Flora Lupo, Valeria Serra.
Coordinamento: Dott. Luca Di Giacomo

 
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