RESTAURATA LA TELA DEI SS. COSMA E DAMIANO

 

 

PRESENTAZIONE DEL DIPINTO I SANTI COSMA E DAMIANO

Sabato 20 giugno alle ore 10.30 nella chiesa del Carmine avrà luogo la presentazione del dipinto raffigurante
I SANTI COSMA E DAMIANO già nell’Oratorio dei barbieri e chirurghi dell’ex convento del Carmine.
L’opera del XVIII secolo è stata restaurata dalla nostra concittadina Rosaria Matarazzo
con il contributo della ESSO ITALIANA RAFFINERIA DI AUGUSTA
La cittadinanza è invitata a intervenire alla manifestazione.
 
 
Propongo ai visitatori del blog il mio intervento durante la manifestazione:
 

Gentili Autorità,

mi è particolarmente gradito questa mattina intervenire ad una manifestazione che è uno di quei rari momenti che la nostra città ci regala. Consentitemi, quindi, di esprimere un sentito grazie a quanti hanno permesso un evento di grande interesse non solo ecclesiale, ma certamente culturale e sociale. Alla Esso Italiana Raffineria di Augusta siamo riconoscenti per il prezioso contributo che ha permesso la restituzione alla città di Augusta di un opera che, come vedremo, è di indubbio interesse non solo artistico. Alla nostra concittadina Rosaria Matarazzo per averci regalato la totale leggibilità di un dipinto che con il restauro e tornato al suo originario splendore. Alla Sovrintendenza ai Monumenti per le attenzioni nei confronti della nostra comunità locale.

Grazie consentitemi al Rev.mo Arciprete Don Gaetano Incardona che sin dalla sua nomina a parroco della chiesa Madre e rettore delle sei chiese ex conventuali e confraternali che ricadono nel suo territorio parrocchiale ha avviato una forte azione di vivacizzazione, recupero e valorizzazione delle risorse umane e del patrimonio storico-artistico pertinente. Abbiamo assistito ad un graduale interesse della comunità locale verso la funzione stessa della chiesa Madre quale espressione della fede di un popolo. Se da un lato ha permesso l’intesa e direi l’empatia tra le numerose realtà confraternali della  città, dall’altro e soprattutto alla sua tenacia si deve la riapertura di ben tre chiese rettoriali: S. Domenico chiusa al culto da ben ventisei anni, questa bella chiesa del Carmine che – come abbiamo visto dalla dettagliata e puntuale descrizione della cara Marcella Spanò Garsia – è uno scrigno di tesori di grande valore artistico e affettivo per l’intera comunità locale e da pochi mesi quella di S. Giuseppe.

Alla riapertura delle chiese del centro storico, da sempre centri di radicata devozione si è affiancata un’attenta e minuziosa opera di identificazione, recupero e restauro di molti beni che danno lustro alla città: l’Ottocentesco soglio presbiterale della chiesa madre opera del nostro scultore Salvatore Stagnaro; la riproposizione della novecentesca credenza nell’abside della stessa chiesa, opera del M° Mario Indelicato;  la ricostruzione dell’altare della chiesa di S.Domenico, opera del maestro marmoraio Angelo Calì, ed altri interventi di non minore importanza.

Poco meno di un mese addietro una ulteriore spinta ma direi un energico incoraggiamento ci è stato offerto direttamente da S.E. il Prefetto, dott.ssa Maria Fiorella Scandura che ha condiviso con noi la solenne celebrazione eucaristica nel giorno del patrocinio di S. Domenico ma ha soprattutto voluto rendersi conto dei lavori fatti in una chiesa che – essendo ex convenutale – appartiene al patrimonio dello Stato che in atto è gestito dal FEC (Fondo Edifici Culto) del Ministero dell’interno. Dobbiamo veramente esprimere, come comunità locale, il nostro sentito grazie a S.E. il Prefetto per l’invito che ci ha rivolto a guardare avanti e proporre concretamente azioni mirate al recupero del nostro patrimonio storico-artistico. Al prefetto formuliamo il nostro grazie ma soprattutto l’impegno a presentare istanze finalizzate non solo al recupero ma soprattutto ad una idonea conservazione e perché no ad una musealizzazione che la città auspica da molto tempo. Una musealizzazione moderna, dove le opere diventano espressione di un passato che trasmette valori e che costituisce il vissuto, la storia di una comunità.

Mi piace inserire la manifestazione odierna in quel percorso avviato appunto dall’Arciprete di recupero della nostra memoria dove ogni segno è testimonianza di quella fede, di quel vissuto di quanti ci hanno preceduto e che diventano per tutti quanti noi motivi ricchi di profondo significato.

Oggi siamo riuniti all’interno di questa bella chiesa della Madonna del Carmine per una manifestazione che ha significati profondi. Il restauro di un dipinto è sempre una felice occasione per riscoprire aspetti inediti di un opera affiorati durante le varie fasi di rimozione della patina del tempo, delle ridipinture, delle verniciature che ossidate non permettono una corretta lettura dell’opera.

Tuttavia, il restauro di questo dipinto, assume un significato particolare e a pieno titolo si inserisce in quei motivi di sprone suggeriti da S.E. il Prefetto di operare per l’interesse di questa città. Un significato particolare perché non si tratta di un semplice restauro ma di un restauro che fa seguito ad un recupero di un opera che per molti era sconosciuta e per certi versi dispersa.

A questo punto è opportuno cercare di fare un pò di chiarezza circa l’originaria ubicazione e la committenza dell’opera.

Oggi viene restituita alla città la pala d’altare raffigurante i SS. Cosma e Damiano, conosciuti dal popolo più semplicemente come I Santi medici, per la loro professione che espletavano in maniera del tutto gratuita. 

Le ricerche archivistiche hanno confermato che il culto nella nostra città risale alla seconda metà del XVI secolo, praticamente è riferibile all’arrivo dei frati carmelitani che giunsero in Augusta nel 1565 ed ebbero l’antica chiesa di S.Agata che successivamente fu dedicata alla Madonna del Carmine. Ai carmelitani è pertanto caro questo culto verso i Santi medici.

All’interno del Convento, oggi Caserma dei Carabinieri, il Consolato dei barbieri e chirurghi, ebbe la possibilità di edificare un Oratorio dove riunirsi per le pratiche di culto e per le attività organizzative della categoria.  I consolati di arti e mestieri erano delle organizzazioni laiche con precisi compiti nel tessuto civico, sociale ed ecclesiale della città. Ad onor del vero, il consolato dei barbieri e chirurghi, diversamente dagli altri consolati, non aveva una vera e propria organizzazione civica e pertanto non era riconosciuto. Tuttavia barbieri e chirurghi non solo si ritrovavano nello stesso Oratorio ma partecipavano agli eventi ecclesiali e sociali della comunità. Rammentiamo che i consoli delle classi operaie partecipavano alle riunioni del consiglio civico, esprimevano opinioni e reiteravano atti di pubblico interesse. Partecipano alle manifestazioni di culto e prendevano parte attiva alle processioni in onore dei SS. Patroni e Protettori. Nel caso specifico, i barbieri onoravano i loro protettori, i Santi Cosma e Damiano con le celebrazioni liturgiche che ricadono il 26 settembre. Si deve a loro la committenza di questo dipinto che oggi viene proposto alla nostra ammirazione e che sovrastava l’altare dell’ Oratorio. Ulteriori ricerche archivistiche potrebbero regalarci altre informazioni circa la presenza di eventuali altre opere che corredavano l’Oratorio, ad oggi le uniche informazioni pervenute ci permettono di attestare la committenza e consentitemi non è cosa irrilevante. Innanzitutto perché si fa luce sulla poco indagata committenza artistica nella nostra città. Qui, la committenza è abbondantemente nota in quanto ci viene offerta dallo stesso dipinto. Il cartiglio centrale, posto sul tavolo riprodotto sul dipinto ci indica chiaramente che l’opera è stata commissionata per devotione delli barbieri. 

La notizia è di fondamentale importanza in quanto è una ulteriore conferma che i luoghi di culto della nostra città e le opere in esse custodite sono il frutto dei sacrifici dei nostri padri che sicuramente non erano esponenti di una classe agiata ma dei semplici e onesti lavoratori delle saline, contadini, pescatori, naviganti e piccoli artigiani. Si deve ai loro sacrifici la realizzazione di quel patrimonio che è giunto fino ai nostri giorni. Dipinti, sculture lignee, argenterie, fercoli processionali, parati sacri di raffinata fattura sono il frutto dei risparmi di questi semplici cittadini di una realtà come Augusta che pur essendo un temibile avamposto militare ha conservato – per secoli, nella mentalità dei suoi abitanti – la sua originaria vocazione marinara.

Le vicissitudini storiche hanno tuttavia segnato percorsi diversi a tante delle opere che la devozione e la sensibilità dei nostri padri hanno prodotto. Opere disperse, distrutte, violate, altre ancora saccheggiate. Il dipinto dei SS. Medici Cosma e Damiano ebbe la sorte di entrare a far parte di quell’immenso patrimonio che con la legge del 1866 relativa alla soppressione dell’asse ecclesiastico è divenuto proprietà dello Stato.

Con quella legge veniva disposto incameramento dei beni mobili e immobili e l’allontanamento dei frati dai rispettivi conventi. In quella circostanza ben sei complessi conventuali di Augusta passarono nelle mani dello Stato. Purtroppo per noi non tutte le opere sono state diligentemente custodite in quanto beni librari, archivistici e artistici sono stati alienati senza alcun vincolo. Basta visitare l’Archivio di Stato, dove la legge prevedeva che dovevano confluire gli archivi conventuali per verificare che si è salvato ben poco.

Il dipinto dei SS. Medici fu in un primo tempo trasferito nei locali della chiesa del Carmine e dopo alterne vicende fu affidato a privati che l’hanno custodito per diversi decenni. Lo scorso anno l’arciprete Incardona ci ha comunicato che la tela, che cercavamo da anni era stata recuperata anche se necessitava un adeguato e immediato restauro. Ricordo che tra i primi a congratularsi ed ammirare l’opera furono il cap. Pierantonio Breda e il Colonnello Massimo Mennitti rispettivamente Comandante della Compagnia Carabineri di Augusta e Comandante Provinciale dell’Arma. Entrambi hanno dato piena disponibilità a contribuire con la loro opera nel delicato compito di recupero di tante opere della nostra città.

Noi oggi non possiamo che plaudire a questa iniziativa perché ci invita a proseguire nell’opera di valorizzazione del nostro patrimonio. Diciamo grazie alla Esso Italiana che si è sempre distinta nel valorizzare le risorse locali. Al Direttore e ai vari funzionari dell’azienda formuliamo l’invito ad attenzionare sempre le iniziative che mirano al recupero dei segni del vissuto del territorio. Lo fate sistematicamente con Augusta, Priolo e Melilli, mi auguro che quest’opera di attenzione al territorio sia sempre affiancata agli investimenti produttivi della Vs. azienda che da oltre sessant’anni è parte integrante della nostra città. Augusta merita un adeguato museo dove possano essere esposte le testimonianze del nostro passato. Siamo certi che il Vostro sostegno non mancherà per dare alla città un centro culturale di più ampio respiro. Le condizioni ci sono: una guida della chiesa Madre, quale l’arciprete Gaetano Incardona  attento alle esigenze della città; un coordinamento delle confraternite che anima le varie chiese del centro storico; una Sovrintendenza sempre sensibile alle problematiche locali; la civica amministrazione pronta a sostenere iniziative mirate alla valorizzazione del patrimonio e una azienda, quale la Esso che sin dal suo insediamento non ha fatto mai mancare il proprio apporto per offrire alla comunità locale segni concreti di attenzione.

 

Giuseppe Carrabino

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